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I dati non hanno solo il dono della sintesi ma esprimono in modo inequivocabile il successo o meno di un’iniziativa. “A scuola di rispetto”, progetto di prevenzione psico educativa destinato agli studenti con il duplice obiettivo di promuovere la cultura del rispetto e dall’altro contrastare la violenza in generale e nello specifico contro le donne, li ha ottimi. E non a caso sono stati presentati a Sanremo, al Palafiori Ivan Graziani durante la settimana della kermesse musicale. Qualche esempio: dopo il corso la consapevolezza sulla violenza domestica è schizzata dal 38% al 90%; la conoscenza della violenza economica dal 78 al 95%; delle dinamiche che si instaurano tra autore e vittima dal 75 al 92%; e la conoscenza dei servizi dal 31 al 92%.

ScuolediRoma.it ha incontrato Marina Di Foggia, vulcanica e tenace vicepreside dell’Istituto Einaudi (sia Tecnico che Professionale) di Roma con sede centrale a due passi da S. Pietro e succursali in zona Boccea e Primavalle, per chiederle di raccontarci l’impatto del progetto sugli studenti. “Abbiamo scelto di proporre questo corso in una classe difficile e con dinamiche in atto particolari, non in termini di violenza ma di aggressività. Al principio fra gli allievi regnava il silenzio e un certo sgomento. Ma è normale: i ragazzi sono disabituati a un linguaggio profondo, capace di esprimere l’anima, perché è un alfabeto che li differenzia mentre sono in un’età che tende all’uniformità, al consenso. Ma nel procedere abbiamo assistito a un effetto taumaturgico collettivo e sono venute fuori le cose più belle: racconti personali e inter personali, presa di coscienza fino a un vero e proprio riequilibrio delle dinamiche del gruppo classe. L’effetto è stato immediato: prima venivano sempre sanzionati, oggi quella classe non è più un problema. Si sono liberati di un habitus di disvalori in cui si trovavano costretti giocoforza”.

Disvalori proposti dalla società contemporanea? “Certo, ed è proprio perché la scuola è una micro-società  – continua Marina Di Foggia – che si deve lavorare sulle dinamiche sociali, in questo caso sul rispetto. Della donna, dell’altro, degli affetti, dell’amore, dai più giovani spesso confuso con il possesso e la gelosia. L’amore è diventato un messaggio ambiguo che non sempre implica il concetto di rispetto reciproco. Per come la vedo io questo progetto è adatto fin dalle classi elementari”.

Nato da un’idea di Equilibra, azienda italiana leader di mercato degli integratori alimentari e della cosmetica naturale, “A scuola di rispetto” è al momento diffuso in cinque Regioni: Piemonte, Lazio, Toscana, Campania e Calabria ed è suddiviso in due fasi: la prima teorico-esperenziale (condotta da psicologhe e tesa a stimolare aspetti essenziali nella vita relazionale, come l’empatia, il sapersi mettere nei pani dell’altro, l’individuazione dei messaggi di disagio e le richieste di aiuto); la seconda pratico-esperenziale (condotta da insegnanti di autodifesa della federazione nazionale Judo, lotta. karatè e arti marziali). Spiega Silvia Bassi, psicologa e project manager del progetto: “da una prima analisi possiamo già dire che sono aumentate sensibilmente, da parte degli studenti, sia la conoscenza dei servizi sul territorio a cui potersi rivolgere in caso di bisogno, sia la capacità di riconoscere i comportamenti violenti, anche là dove si presentino in forme non facilmente riconoscibili. Come quei comportamenti che rientrano nella violenza psicologica o che possono essere prodromici di una relazione violenta e che possono essere anche più vicini all’esperienza diretta dei ragazzi (per esempio il controllo ossessivo dell’altro, anche attraverso lo smartphone o i social network)”.

L’istituto Einaudi continuerà a proporlo anche il prossimo anno, ma l’auspicio di Equilibra è che il progetto possa essere inserito nel programma scolastico di tutte le scuole italiane grazie anche all’interessamento di altre aziende che come Equilibra sono vicine alla prevenzione del disagio giovanile.

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