A quasi un mese dall’inizio delle scuole ci sono ancora docenti che arrivano e vanno via, spezzoni di ore non coperti, orari provvisori e supplenti arrivati che rischiano di essere sostituiti. E mancano gli insegnati di sostegno. Il problema è la gestione in ritardo delle pratiche e visto che le graduatorie di istituto non sono pronte si ricorre a quelle provvisorie. La domanda più ovvia – ma guai a farla perché sembra essere il tabù dei tabù – è perché le scuole non le facciano prima (ah già: estate di mezzo, tagli del personale amministrativo, migliaia di domande da controllare, tanto per dirne alcune). Anno dopo anno, ci stiamo abituando a questo caos organizzativo. E anche a una profonda maleducazione: la mancata comunicazione dello stato dell’arte alle famiglie e agli studenti. Chissà perché, i genitori che domandano “quando arriverà il nuovo professore?” sono visti come dei gran rompiscatole. E se a domandarlo è uno studente manco è preso in considerazione.
Molte cattedre sono ancora senza professori

Molte cattedre sono ancora senza professori

Eppure una corretta comunicazione rende tutti più sereni e partecipi, non fa esplodere le catene whatsapp delle classi, rende possibile una migliore organizzazione della giornata in caso di uscite o entrate anti/postcipate e non fa salire la pressione contro la scuola. Comunicare è una forma di rispetto, anche quando si deve dire qualcosa di spiacevole, come: “il docente di matematica per le classi XY arriverà a fine ottobre”. Si preferisce invece il basso profilo, una certa ignavia, il meno sanno e meglio è. Quando la scuola lamenta l’imbarbarimento dei genitori e la loro eccessiva ingerenza, dimentica che un rapporto sano si costruisce in due. E che lei stessa ha da anni dimenticato un sano modo di relazionarsi con i parenti degli allievi, preferendoli trattare più come autisti che come persone che hanno il dovere e il diritto di vigilare sulla corretta formazione dei propri figli.
Nel mondo del possibile (ma è in alto che si deve guardare per migliorare, non in basso) le nostre scuole dovrebbero dotarsi di una figura preposta solo alla comunicazione. Non affidarsi alle segreterie (tasto dolentissimo), ai vicepresidi che hanno anche altri mille impegni o al preside che ha orari contingentati e il più delle volte chiede al genitore di prenotare l’eventuale colloquio. Insomma,  e a cui chiedere lumi. L’idea farà certamente sorridere: davanti al fatto che sono tantissime le scuole senza preside e dunque in stato di reggenza (altra notizia mai comunicata, la si deve carpire da soli. Eppure è una cosa molto grave, significa che il dirigente scolastico si divide fra più scuole contemporaneamente con serio danno per la sua salute e per l’organizzazione degli studi), si può avanzare la richiesta di un valido punto informazioni per la comunità scolastica con cui magari poter parlare previo appuntamento anche in stile XXI secolo, cioè via Skype?