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Bambini di 12 e 13 anni tutti al “Gran Ballo in Epoca Fascista”, con musiche dell’epoca, pannelli con immagini del Ventennio a ravvivare gli spazi e minorenni acconciati ad hoc (indossare almeno un accessorio che ricordi il periodo). Il “simpatico” rendez vous immaginato per il prossimo primo aprile dalla preside Anna Maria Altieri dell’IC Via Micheli ai Parioli è naufragato dopo le proteste dei genitori.

La festa, destinata agli studenti delle classi medie seconde e terze, era stata annunciata con una circolare nell’ambito del progetto “Ricostruire la storia: l’epoca fascista nelle nostre scuole e nei nostri quartieri” e faceva a sua volta parte dell’iniziativa triennale “Azioni innovative per la definizione degli obiettivi di miglioramento della scuola”. Detto che ci sfugge un evidente nesso, la scuola visto il montare delle polemiche ha fatto retromarcia. Con una nuova nota la dirigente ha sospeso il ballo d’epoca dopo aver spiegato che lo scopo dell’iniziativa “non era quello di rivalutare un’epoca su cui la storia e il popolo italiano hanno già espresso chiaramente la loro indiscutibile condanna”, ma quello di promuovere “un’iniziativa di valore culturale, nell’ambito di un progetto di ricerca storica approvato dal Miur”.

A quanto si è appreso, l’Ufficio scolastico regionale per il Lazio, pur confermando di aver effettivamente finanziato il progetto di approfondimento storico dal titolo “Ricostruire la Storia: l’epoca fascista nelle nostre scuole e nei nostri quartieri”, precisa tuttavia, che “il progetto presentato non faceva menzione alcuna di balli a tema”. E per questo ha chiesto una relazione alla preside dell’istituto coinvolto.

Il plesso Alessi dell’istituto comprensivo Via Micheli, situato nel cuore del quartiere Flaminio, risale al 1932 ed era stato inaugurato da Benito Mussolini: questo il “gancio” storico da cui tutto sembra aver preso avvio. Ma non ci risulta che altri istituti (il Duce ne inaugurò parecchi, basti pensare al liceo Giulio Cesare che però nel 2014, in occasione dei suoi ottant’anni di vita, non ha pensato di rievocare l’atmosfera dell’epoca) si siano dati da fare per ricostruire il clima del regime al ritmo delle marcette.

Sarebbe utile sapere se ai minori coinvolti sia anche stato criticamente spiegato che nel 1932 la scuola italiana in tutti i suoi gradi e i suoi insegnamenti si doveva ispirare alle idealità del fascismo, educare la gioventù italiana a comprendere il fascismo, a nobilitarsi nel fascismo e a vivere nel clima storico creato dalla rivoluzione fascista. Perché questa era la direttiva di Mussolini cui si doveva obbedire. E che l’educazione paramilitare costituiva una parte fondamentale della pedagogia fascista. I bambini venivano iscritti a 4 anni ai “Figli della Lupa”, da 8 a 14 anni ai “Balilla”, da 14 a 18 agli “Avanguardisti”, oltre i 18 anni alla “Gioventù Fascista”. Parallelamente le formazioni femminili erano le “Piccole italiane” e le “Giovani italiane”. Perché divise, marce, esercitazioni, disciplina erano gli strumenti per la formazione dell’italiano nuovo voluto da Mussolini. E che nelle scuole elementari era previsto un solo testo per ciascuna delle prime due classi e due testi separati (libro di lettura e sussidiario) per le tre classi rimanenti. Con il Testo unico lo Stato poteva così esercitare un controllo diretto sull’insegnamento: il manuale scolastico si rivelava uno dei più validi strumenti di diffusione dell’ideologia fascista in numerose famiglie, dove forse entrava come unico libro.

Ma forse no, forse che la scuola fascista era diventata lo strumento più efficace per l’organizzazione del consenso di massa, ai nostri studenti in questione non è stato detto. Altrimenti che motivo c’era di danzare?

Ps. La stessa dirigente meno di due anni fa era finita nella bufera per una circolare inviata ai genitori contro l’educazione alla parità di genere. In quel caso venne anche presentata un’interrogazione alla Camera. Ma questa è un’altra storia.